Spreco Zero: un sogno possibile

Cosa si può comprare con 4,90€? Quasi cinque caffè. Quarantanove caramelle Goleador. Tre chili di pasta. Venti compresse di Tachipirina. Potrei andare avanti all’infinito, ma in realtà quei soldi non ci sono più. Sono quelli che, ogni settimana, finiscono nella pattumiera di ogni famiglia italiana, sotto forma di cibo sprecato. Costo totale per l’intera Penisola: 6,5 miliardi in un anno. Arriviamo ai 10 miliardi se consideriamo anche quel cibo che viene buttato prima di arrivare nelle nostre case, ovvero durante la produzione, la trasformazione o la distribuzione.

Consumo e produzione responsabili

L’Osservatorio Waste Watcher, che da anni studia questo fenomeno, ha rilevato che in tempo di pandemia siamo stati più virtuosi. Stando più tempo a casa e limitando le uscite inutili, siamo riusciti a diminuire di molto lo spreco alimentare. Ma ancora non basta! Guardando agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ONU), in particolare al numero 12, leggiamo: “Entro il 2030, dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale a livello dei distributori e dei consumatori, e ridurre le perdite alimentari lungo la produzione e la catena di approvvigionamento, incluse le perdite post-raccolto”. In parole povere, ci stiamo muovendo nella direzione giusta, ma non è il momento di mollare: c’è ancora molta strada da fare!

Lo spreco alimentare costituisce un problema da tre punti di vista. Di quello economico, ho già parlato all’inizio. Il secondo aspetto è quello ambientale. Sappiamo che per produrre il cibo si utilizzano moltissime risorse, acqua, terreno, e si emettono nell’atmosfera gas serra. La produzione, il trasporto, il packaging, la conservazione: tutti processi che consumano energia. Se tutta questa energia alla fine arriva a nutrirci, è un conto… Se finisce sprecata tutto un altro! Come se non bastasse, il cibo che finisce in discarica, decomponendosi, emette metano, un gas serra 20 volte più potente dell’anidride carbonica.

Questo fatto è ancora più grave se consideriamo le previsioni di crescita della popolazione. Si stima che nel 2050 saremo circa 9 miliardi sulla Terra, quindi molte più bocche da sfamare. Dovremo produrre ancora più cibo, consumando ancora più risorse (che già sono oltre quelle di capacità di rigenerazione del pianeta). A meno che non si ritorni a consumare solo quanto è necessario, anche nei Paesi nord-occidentali. O a meno che non si convertano i sistemi produttivi, in un’ottica di circolarità, energia pulita e sostenibilità.

Arriviamo quindi al terzo aspetto: lo spreco alimentare è anche un problema sociale. La quantità di cibo che a livello mondiale viene sprecata, è quattro volte superiore a quanto sarebbe necessario per sfamare le persone denutrite nel mondo. Quindi in realtà non è necessario produrre di più, bisogna piuttosto capire come distribuire meglio le risorse. In merito a questo noi cittadini non possiamo fare molto, se non attirare l’attenzione dei governanti sul problema. Ma con questa consapevolezza forse ci penseremo due volte prima di buttare via uno yogurt il giorno dopo la scadenza o il pane raffermo del giorno prima.

A proposito di questo, proprio in questi giorni la startup danese TooGoodToGo presenta la proposta di creare una collaborazione tra produttori, distributori e consumatori per ridurre il problema dello spreco alimentare, che è anche la mission dell’azienda. Si tratta della creazione dell’Etichetta Consapevole. Insieme all’etichetta alimentare obbligatoria per legge, che prevede di inserire data di scadenza o termine minimo di conservazione, si affiancano dei pittogrammi caratteristici. Questi suggeriscono che il prodotto “spesso è buono oltre…” e consigliano di guardare, annusare e assaggiare prima di buttare alimenti che, pur avendo superato la scadenza, sono ancora assolutamente commestibili.

TooGoodtoGo - etichetta alimentare

Insomma, siamo contenti di osservare che il mondo intero si sta muovendo nella direzione giusta. Ma noi come possiamo contribuire? Segnalo alcuni semplici accorgimenti che tutti possiamo adottare per fare un po’ più di attenzione a cosa viene buttato nelle nostre case…

Quando fai la spesa… Tieni una lista delle cose che ti servono! Questo ti aiuterà a non farti tentare dalle offerte, che spesso inducono a comprare molto più del necessario. Non prendere i prodotti in fondo agli scaffali, ma quelli con scadenza più prossima, se sai di usarli nel breve periodo. Scegli anche l’ortofrutta “brutta” o imperfetta: spesso è a prezzo più basso e come gusto è paragonabile a quella “bella”.

A casa… Riutilizza sempre gli avanzi: basta scatenare la fantasia per creare ottime ricette a basso budget e alta soddisfazione. Cerca di consumare prima gli alimenti che hai acquistato da più tempo (sistema First In First Out). Se ti rendi conto di non riuscire a consumare tutto quello che hai prima che vada a male, congelalo in monoporzioni quando è ancora buono. Salverai allo stesso tempo del cibo buono e una cena futura.

Quando sei in giro… Se mangi a buffet, non farti ingannare dalla varietà di cibo, che tende a farti riempire il piatto. Preferisci porzioni più piccole, che sei sicuro di finire, e piuttosto riempi un’altra volta il piatto. Se al ristorante o in pizzeria avanzi qualcosa, chiedi di portarlo a casa: tutti i locali ormai permettono di farlo, ed è vantaggioso per tutti.

Sembrano gesti semplici, quasi banali, ma se tutti ci impegniamo in questa direzione possono avere un impatto straordinario. Ora che siamo consapevoli, siamo pronti a diventare dei valorosi guerrieri nella lotta allo spreco alimentare. Appuntamento al 2030, con l’obiettivo di aver dimezzato quello che buttiamo.

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